Lunedì 20 Novembre 2017
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L’uso di parole specifiche può trarre in inganno.

Qualificare un determinato oggetto non per quello che è, ma per quello che la parola significa è avvilente. Fraintendimenti ce ne sono tanti. Uno, ad esempio: l’art brut, impropriamente tradotta come arte brutta. Al contrario, era un’attività creativa di artisti che mai prima di allora si erano sentiti tali, che creavano senza intenzioni estetiche, per una personale pulsione emotiva confluente in una comunicazione immediata e sintetica.

Tra i postulati di partenza del movimento vi sono alcuni punti declamati a tutta gola da Jean Dubuffet, che assieme a  André BretonPaulhan e  Drouin sollevò il movimento: lo scopo dell’arte non è di creare opere evidenti, ma ambigue; e questa polisemia non dovrebbe solo essere un prodotto secondario, ma venire introdotta consapevolmente. Infine, l’arte non dovrebbe produrre soltanto oggetti belli, con forme e colori disposti artisticamente a deliziare gli occhi, ma creare oggetti con un fascino più ricco e profondo. Questi, diceva Dubuffet, si indirizzerebbero non agli occhi ma allo spirito. Allora l’art brut è tutto, fuorché essere brutta.

In parte a questa pratica del movimento irrefrenabile, profondamente viscerale, va pensato se si vuole affrontare con appropriati occhi la vita e l’operato di Antonio Jasevoli. Musicista onnivoro, capace di attraversare un secolo di musica e tradurlo con la sua chitarra. Il quale, però, è anche musicista colto, la cui predisposizione ad accogliere rudimenti è così ampia da poterli, a sua volta, tramandare ai musicisti più giovani. Della sua ambivalenza, musicista dotto e ricco di spirito espressivo, ne sono prova i suoi tanti progetti. Un prisma di colori e note, segni e grafie. Che attraversano tutto il 900, nelle sue accezioni più classiche, rock, jazz o altro. Ma soprattutto schiudono infinite porte su possibili sviluppi futuri che si appropriano di sistemi digitali per arricchire la sua poetica.
Infine lo scrivere orientato dall’arte e la riflessione sociale si compenetrano vicendevolmente, si divorano l’un l’altra.