Lunedì 20 Novembre 2017
figli unici PDF Stampa E-mail
Antonio Jasevoli: chitarre, electronics


E’ ormai evidente che nella corrente di pensiero di artisti espansi, che attraversano con occhio interessato generi e forme d’espressione, e che sembrano voler fornire un’antitesi astratta e sconnessa all’ordine prestabilito, ci sia sempre più frequentemente l’esigenza di mettersi a nudo e proporre recital solitari e trasversali.

Ci pensavo da anni, ho realizzato diversi concerti di chitarra classica, e credo anche che la condizione di vita sia quella di essere sempre più soli. Quando ero ragazzino e suonavo stavo sempre con altra gente, ormai mi capita di trovarmi spesso da solo...non credo  soltanto di essere cambiato io, credo che il mondo sia sostanzialmente diverso...


Due set, uno con chitarra classica ma su repertorio differente e il secondo con chitarra elettrica o semiacustica ed elettronica, molta improvvisazione e anche un’anima politica e psicoterapeutica: un sontuoso e raffinato progetto di recente fattura nel quale Antonio ricostruisce canzoni-oggetto, dove le identità originarie svaniscono e diventano quasi paradisi mediatici. Una proposta che gioca sui contrasti e che si pone come un momento di riflessione per il pubblico, invitato anche a pensare con le proprie orecchie. 

Classica, rock, jazz e tanto altro, non si avverte affatto un’estensione caotica e disordinata, ma al contrario una dimensione nitida del getto sonoro. E’ questa la declinazione più innovativa dell’improvvisazione solitaria, d’altronde i primi grandi amori di Antonio appartengono a paesaggi sonori distanti, come lui stesso ricorda:

Sono partito dalla scena della West Coast pscichedelica, band come Crosby Stills & Nash  CSN&Y e Gratetful Dead e da lì giù fino alla musica in cui dominava la chitarra acustica. In seguito ho scoperto Beatles e Rolling Stones così sono arrivato ai Cream, Eric Clapton e Jimi Hendrix.
Tramite il disco “Jazz Blues Fusion” di John Mayall ho recuperato altri territori arrivando poi ad esplorare la musica di Coltrane e Davis. Tra i miei jazzisti preferiti Charles Mingus e Thelonious Monk... poi la musica classica e contemporanea, l'improvvisazione e l'elettronica...




By now the urge of exposing themselves and propose solitary and transverse recitals 

 has become a clear tendency of polyhedric artists, those who cross with curious eye different genres and forms of expression, and who try to render an abstract and rambling antithesis of the given order.

 “I have been thinking about it for years, I have given many classic guitar concerts, and I have realized that our destiny is to become lonelier and lonelier. When played as a boy I was always surrounded by other people, by now I find myself more and more isolated

Two sets, one with classic guitar but  based on a different repertory and one with electric or semi-acoustic and electronic guitar, loads of improvisation and a political and  psychotherapeutic soul: a sumptuous and refined new project  where Antonio rebuilds object-songs and where the original identities dissolve to become  mediatic paradises.

A project  based on contrasts and that aims to be a moment of  reflection for the audience, that is stimulated to think with its own ears.  

Classic, rock, jazz and much more, you don’t perceive a chaotic or confused extension, but, on the contrary, the sonorous flow is characterized by a perfectly clear dimension. It’s the most innovative variation of the solitary improvisation. Besides Antonio’s first true passions belong to remote sonorous landscapes, as he himself tells us: ”I started from the psychedelic West Coast scene, with bands like Crosby Stills Nash & Young and Greatful Dead, and from there onwards,  to get to a music where the acoustic guitar reigned.   

I first discovered  Beatles and Rolling Stones and then  Cream, Eric Clapton and Jimi Hendrix. Thanks to John Mayall’s record “Jazz Blues Fusion” I discovered new territories that brought me to explore Coltrane and Davis’s music. Some of my favourite jazz musicians are Charles Mingus and Thelonious Monk…Then classical music, contemporary, improvisation and electronics…”.